Cara liberazione,
ti scriviamo per un ennesimo fatto di fascismo subito, un’altra aggressione consumata sulla nostra pelle, un ennesimo atto di negazione forzata della libertà di espressione.
Ad averlo subito sono stati due ragazzini, due giovani coltivatori di sogni, speranze, nonostante un contesto sociale che ci spinge ad una guerra tra i penultimi contro gli ultimi.
I due giovani, che per tutelare la loro incolumità non nomineremo, sono stati selvaggiamente picchiati per una colpa ormai imperdonabile: uno di loro portava, nel quartiere San Basilio di Roma, una maglia di “Che” Guevara.
Ora, gli elementi in campo sono così definiti nei loro connotati da risultare quasi irreali.
La paura più grande che ci pervade è una, ossia, che spaccati così duri di molte realtà cittadine possano, per il loro copioso manifestarsi, essere inglobati dalla spirale dell’indifferenza sociale.
Infatti, nel nostro piccolo grande paese c’è, da alcuni mesi, una tendenza assurda: l’assuefazione alle dinamiche più cruente, alle oppressioni più brutali, alle più becere mortificazioni della condizione umana.
Pensiamo alla ormai persecuzione in atto verso i Rom, alla mafia che è riconosciuta come sistema e alla pratica accettata della mistificazione del vero.
L’art 21 della costituzione enuncia la libertà di manifestazione del pensiero, con scritti, parole ed ogni altra modalità che non rappresenti turbativa dell’ordine pubblico.
È realmente possibile fare ciò? Se si considerasse quanto è accaduto ai due ragazzi, si dovrebbe rispondere in maniera negativa.
Ma a cosa è dovuta tanta follia?
Probabilmente la risposta va ricercata nella modalità con cui viene tutelata la giustizia sociale, una giustizia usata come corpo inorganico, una giustizia, semplicemente, forte con i deboli e debole con i forti.
Non vogliamo divagare da quello che è il nostro sfogo principale, ma troviamo ingiusto che gli strumenti mediatici non approfondiscano il clima di odio alimentato, il via libera dato alla persecuzione di chi non è conforme ai meccanismi di equidistanza creati; se dei ragazzi vengono aggrediti per un motivo così futile l’interrogativo deve essere di portata generale.
Anche l’essere di sinistra viene buttato nel calderone insieme al resto, viene sempre esclusa la matrice politica ad aggressioni subite, tutto è riconducibile sempre all’insofferenza giovanile dei tempi.
La questura chiama risse dei chiari atti di violenza unilaterale, portati avanti, a Roma e non solo, da soggetti purtroppo protetti da lobby e pezzi di politica, ben documentati dal documentario nazirock (ndr).
Tutti uguali e dunque teste calde, chi esclude che sia avvenuto l’olocausto Ebreo e chi riconduce il suo pensiero al filone culturale che ha liberato questo paese dal nazi-fascismo, chi negli anni passati tentò il colpo di stato Borghese con l’aiuto della ndrangheta calabrese e chi invece crede che un altro mondo sia possibile.
Insomma, il revisionismo storico, indirettamente, si è abbattuto, con buona pace dei media e dei governanti, su due ragazzini colpevoli di volersi esprimere.
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, ed io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c'era rimasto nessuno a protestare. Autore: Brecht
Valerio Colella valeddu@yahoo.it
Giuseppe Curcio kyterion@hotmail.it
sabato 31 maggio 2008
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

0 commenti:
Posta un commento